![]() N@ture and Wellness |
"Siamo
lieti di dare il benevenuto ad Andrea Cattaneo, un nuovo amico del
La grafia prima di tutto è un atto sia neuromotorio che psicologico, attraverso cui possiamo comunicare pensieri, parole, sensazioni, idee, concetti… la scrittura ci aiuta a lasciare una traccia indelebile, per non dimenticare, proprio come fa un tatuaggio sulla pelle. La grafia è un atto meravigliosamente complesso che coinvolge più sistemi della persona stessa: neurologico, motorio, psichico, emozionale. E’ incredibile se pensiamo che la piccola e semplice traccia lasciata dalla penna è il frutto di un intenso lavoro compiuto dalla struttura psicofisica dell’uomo.
Il gesto grafico infatti parte dal cervello, da questo meraviglioso computer che dirige ogni attività non solo intellettiva, ma anche affettiva, emotiva e energetica. Attraverso la grafologia possiamo risalire con precisione alla struttura psicofisica dello scrivente, coglierne il potenziale energetico, affettivo, relazionale, emotivo ed allo stesso tempo rilevare dei campanelli d’allarme che ci possono aiutare a prevenire taluni disagi. Se per un istante noi pensiamo al movimento del camminare, ci rendiamo conto che esso avviene inconsapevolmente, senza l’intervento della volontà, che entra in gioco solamente quando decidiamo di attivarci per raggiungere una meta. Inizialmente quando impariamo a camminare poniamo attenzione e una certa coscienza ai movimenti di base, ma poi essi diventano automatici e alla fine giungiamo a camminare inconsapevolmente e con uno stile che ci differenzia: la lunghezza del passo breve o lungo, il ritmo veloce o lento, la forza con cui appoggiamo la pianta del piede al suolo, la tensione più o meno marcata che impieghiamo nel fare i movimenti. Se decidiamo di porre sotto controllo il movimento del camminare, il nostro incedere si fa incerto e insicuro e sembriamo goffi comunque non spontanei Anche con l’atto scrittorio avviene una cosa analoga: quando impariamo a scrivere ci sforziamo con atti di volontà che sono coscienti e finalizzati, ma lentamente questo processo si automatizza. Durante il processo di apprendimento della scrittura il bambino si sforza di riprodurre il modello calligrafico che gli viene posto, mentre avviene ciò compie degli atti volontari e coscienti con il fine di riprodurre un modello base. Poi mentre il processo maturativo avanza più la scrittura diviene automatica e personalizzata, il bambino si distacca dal modello per assumere un proprio stile grafico, le lettere vengono vergate senza porre l’attenzione ai movimenti della mano. Il nostro modo di scrivere è in stretta relazione sia con gli aspetti temperamentali innati che con quelli acquisiti con l’esperienza, ma anche con il nostro stato d’animo e le nostre emozioni. La scrittura dunque, come il camminare è un movimento personale e irripetibile, infatti in ambito peritale ad esempio un falso viene smascherato proprio grazie all’identificazione dei tratti personali dello scrivente, gesti che sono involontari e quindi che sfuggono a chi si presta a falsificare. Andrea Cattaneo |